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Gaetano Salvemini

Istituto di studi storici Gaetano Salvemini

Gaetano Salvemini

Nel richiamarsi idealmente a Gaetano Salvemini l'Istituto ha voluto riunire una pluralità di valori e di riferimenti. Innanzitutto il saldo ancoraggio agli studi storici come obiettivo prioritario di una ricerca che non si disperda nelle suggestioni dell'attualità politico-culturale, e, insieme, la determinazione di unire il rigore dello studio con l'impegno dell'intellettuale che fa della propria conoscenza strumento di partecipazione alle lotte civili e ideali del proprio tempo. Inoltre, nella vicenda personale del Salvemini maestro di cultura storica e di etica politica, si è voluto ritrovare ed evocare i fondamenti di una larga parte del pensiero laico italiano. Infine, la concreta esperienza di vita di Salvemini, di un intellettuale meridionale che le circostanze politiche portarono in contatto con la Torino "operaia e socialista" del primo Novecento. In lui e attraverso di lui è stato possibile cogliere ancor oggi alcuni nodi emblematici: il difficile incontro tra Nord e Sud, fra intellettuali, società civile e mondo del lavoro; le permanenti radici etiche della politica nel suo intransigente antifascismo; il valore internazionale della cultura nel suo esilio americano. Intorno a queste intuizioni e aspirazioni si è organizzato nel corso di alcuni decenni un lavoro culturale che ha visto l'Istituto Salvemini riannodare con tenacia i capi di un discorso articolato sul sociale e la complessità della sua storia.

Biografia sintetica

Storico, docente universitario, saggista e giornalista, fu un convinto meridionalista ed antifascista. Nacque a Molfetta nel 1873, si laureò in Lettere a Firenze dove apprezzò le teorie marxiste, pur sottoposte a revisione critica, maturando una forte convinzione nella difesa degli oppressi e schierandosi con il partito socialista. La sua lotta per la moralizzazione della vita pubblica lo portò a criticare aspramente Giolitti considerato “ministro della malavita” e la guerra di Libia, definita “scatolone di sabbia”. Si staccò dal partito socialista, reputandolo non abbastanza attento alla questione meridionale. Nel 1915 fu tra i fautori dell’intervento e si arruolò volontario sin dal primo anno di guerra. Nel 1919 venne eletto deputato e sostenne una vivace polemica contro il nascente movimento fascista. Dopo l’avvento di Mussolini, Salvemini continuò ad opporsi al fascismo, anche con conferenze a Londra sulla politica estera italiana, suscitando le ire del governo. Mentre gran parte del mondo accademico italiano si sottomise al regime (“Manifesto degli intellettuali fascisti”, marzo 1925), venne arrestato ed imprigionato. Costretto all’esilio, a Londra, a Parigi e negli Stati Uniti continuò la sua battaglia politico-culturale contro il fascismo. Nel 1934 ottenne la cattedra di Storia della civiltà italiana ad Harvard. Nel 1949 il Parlamento italiano gli restituì la cattedra all’Università di Firenze. Salvemini non smise mai di denunciare gli antichi mali italiani: le inefficienze, gli scandali, il favoreggiamento dei potenti, il fallimento della scuola pubblica, le ingerenze clericali. Morì a Sorrento il 6 settembre 1957.

Biografia completa

Gaetano Salvemini, storico, professore universitario a Messina, Pisa, Firenze e Harvard, meridionalista ed antifascista, nacque a Molfetta (Bari), l'8 settembre 1873. Lo zio prete, che gli fece da precettore, tentò di inculcargli idee clericali ed antiunitarie, ma egli mostrò presto inclinazioni democratiche e libertarie. A diciassette anni ottenne l'ammissione all'Istituto di Studi Superiori di Firenze. Nell'ateneo fiorentino ebbe come maestro, fra gli altri, Pasquale Villari, docente di Storia Medioevale e Moderna, dal quale apprese un insegnamento fondamentale, che avrebbe serbato per tutta la vita: la concezione della Storia intesa come scrupolosa ricerca del vero, strettamente congiunta all'impegno civile. A Firenze, dove si laureò in Lettere nel 1896, si legò al gruppo dei giovani socialisti che si riunivano in Via Lungo il Mugnone. In quell'ambiente assorbì le teorie marxiste, che in seguito avrebbe rivisto criticamente, e maturò una precisa ed irreversibile scelta di campo: la difesa degli oppressi e dei diseredati, al di là di ogni ideologia. Nell'ultimo decennio dell'800, l'epoca che vide i tentativi autoritari di Crispi e Pelloux, i processi sommari a carico dei "sovversivi" socialisti, la brutale repressione delle agitazioni operaie e contadine, era una scelta davvero coraggiosa. Nel 1899, a soli ventisei anni, Salvemini pubblicò un'opera destinata a diventare un classico della storiografia sul Medioevo: Magnati e popolani nel Comune di Firenze dal 1280 al 1296. La sua attività scientifica gli valse la cattedra di Storia Medioevale e Moderna all'Università di Messina (1902). Ma il destino gli preparava una tremenda sciagura, che avrebbe annullato la serenità assicurata da una brillante carriera accademica e da un matrimonio felice. Nel terremoto del 1908, che rase al suolo Messina, perse la moglie, i cinque figli ed una sorella. Fu la grande tragedia della vita personale di Gaetano Salvemini. Il dolore provocato da quell'evento tragico non riuscì, tuttavia, a spezzare la sua tempra eccezionale. Continuò nel PSI la sua battaglia politica, incentrata sul tentativo di saldare le rivendicazioni degli operai del Nord con quelle dei braccianti del Sud. Si battè, inoltre, per l'introduzione e per l'esercizio effettivo del suffragio universale, votato dal Parlamento nel maggio 1912. La sua lotta per la moralizzazione della vita pubblica lo portò a criticare aspramente Giovanni Giolitti, Presidente del Consiglio quasi ininterrottamente dal 1903 al 1914, cui affibbiò l'epiteto di "ministro della malavita" per i suoi spregiudicati metodi elettorali. Dalle pagine innovatrici del periodico "La Voce", si oppose fieramente alla dispendiosa campagna di Libia (1911-1912). Salvemini aveva compreso che all'origine di quell'impresa militare non stava la volontà di soddisfare le reali esigenze del Paese, bisognoso di profonde riforme economiche e sociali, ma una pericolosa collusione fra nazionalismo velleitario ed interessi imprenditoriali. La questione della Libia fu uno dei motivi che lo indussero a lasciare il PSI, giudicato troppo acquiescente nei confronti della politica coloniale giolittiana ed incapace di un serio impegno sulla questione meridionale. Sul settimanale "l'Unità", da lui stesso fondato nel dicembre 1911, continuò la sua battaglia laica e progressista per il riscatto del Meridione e per una reale svolta democratica. Nel grande travaglio che precedette l'entrata dell'Italia nella Grande Guerra (maggio 1915), Salvemini fu tra i fautori dell'intervento contro l'Austria e l'imperialismo tedesco. La sua coerenza morale gli impose di arruolarsi volontario sin dal primo anno di guerra. Per lui, come in generale per gli interventisti democratici, la partecipazione al conflitto era necessaria non certo per affermare ed espandere la potenza italiana, ma per scopi molto più nobili: completare l'opera di unificazione nazionale ed avviare un processo di effettiva democratizzazione della vita politica, in Italia ed in Europa. Purtroppo, gli eventi successivi all'armistizio (novembre 1918) delusero le speranze degli idealisti. Il Governo italiano, guidato da Vittorio Emanuele Orlando e dal Ministro degli Esteri Sidney Sonnino, si comportò al Congresso di Versailles in modo non lineare e difese il "sacro egoismo" nazionale contro il principio dell'autodeterminazione dei popoli. Alle elezioni politiche del 1919 Salvemini si candidò in una lista di ex combattenti e venne eletto. Da deputato, dissentì presto dalla linea politica del suo gruppo parlamentare e sostenne una vivace polemica contro l'ex compagno socialista Benito Mussolini (il quale lo sfidò anche a duello, mai avvenuto per complicazioni "procedurali") ed il movimento fascista. Ma era una lotta estremamente difficile, sia per il progressivo sfaldamento della Sinistra (decisiva la scissione comunista nel Congresso di Livorno del gennaio 1921), sia per l'esplosione di un nazionalismo esasperato che si nutriva del mito della "vittoria mutilata". Dopo l'avvento di Mussolini al potere (ottobre 1922), Salvemini, che da alcuni anni insegnava all'Università di Firenze, continuò ad opporsi al fascismo trionfante. Nel 1923 tenne a Londra una serie di conferenze sulla politica estera italiana, suscitando le ire del Governo e soprattutto dei fascisti fiorentini. I muri di Firenze furono tappezzati di manifesti recanti un eloquente messaggio: "La scimmia di Molfetta non rientrerà in Italia". Invece Salvemini non soltanto ritornò in patria, ma riprese le sue lezioni all'Università, incurante delle minacce degli studenti fascisti. Negli anni successivi la sua opposizione al regime mussoliniano diventò sempre più dura. Dopo l'assassinio del deputato Giacomo Matteotti (giugno 1924), aderì al P.S.U., il gruppo politico del leader assassinato, ed organizzò una manifestazione di protesta. Animò il periodico clandestino "Non mollare", fondato con Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi, per tener vivi gli ideali della libertà e della democrazia; si adoperò per mantenere una fitta rete di contatti fra gli intellettuali antifascisti in tutta Italia. Mentre gran parte del mondo accademico italiano s'inchinò al regime (nel marzo del 1925 venne pubblicato quel singolare documento intitolato "Manifesto degli intellettuali fascisti"), Salvemini venne arrestato ed imprigionato. Poco dopo fu scarcerato, ma la situazione rimase drammatica. Conscio del grave pericolo che incombeva non solo sulla sua persona, ma anche su coloro che lo sostenevano, scelse la via dell'esilio e passò clandestinamente la frontiera italo-francese. Fu la grande svolta della sua vita. Mussolini nutriva una sorta di sacro timore nei confronti degli intellettuali e fece di tutto per smorzarne lo spirito d'indipendenza. Il Ministro della Pubblica Istruzione Fedele propose un compromesso che gli avrebbe consentito di mantenere la cattedra universitaria. Ma Salvemini rifiutò quella comoda opportunità. Inviò una lettera al Rettore dell'Università di Firenze, in cui spiegò la decisione di dimettersi, essendo venute a mancare le condizioni per un insegnamento veramente libero. A Londra, a Parigi e negli Stati Uniti continuò la sua battaglia politicoculturale contro il fascismo. Scrisse articoli e tenne conferenze per spiegare al mondo libero la reale natura del regime fascista. A Parigi fu tra i fondatori della "Concentrazione antifascista" e del movimento "Giustizia e Libertà". Attraverso queste organizzazioni, i fuoriusciti italiani aiutavano gli antifascisti rimasti in patria, diffondendo la stampa clan destina in Italia e mantenendo viva la tradizione della libertà. Tutti gli storici hanno riconosciuto l'importanza di questa prima "Resistenza", vera spina nel fianco del regime fascista, nella preparazione del risveglio civile del popolo italiano culminato nella guerra di liberazione. Nel 1934 avvenne un fatto estremamente significativo, che sancì l'autorità culturale acquisita da Gaetano Salvemini nell'America di Roosevelt: ottenne la cattedra di Storia della Civiltà Italiana, creata appositamente per lui, all'Università di Harvard. Ciò non gli impedì di continuare ad occuparsi della situazione italiana, ed in particolare della perniciosa alleanza tra lo stato fascista e il Vaticano. Rimase negli USA per più di vent'anni, avendo modo di apprezzare i positivi riflessi sul piano educativo e scientifico della tradizione democratica americana. Nel 1949 il Parlamento della Repubblica Italiana, grazie alla tenace battaglia di amici quali Piero Calamandrei ed Ernesto Rossi, restituì a Salvemini la cattedra all'Università di Firenze. L'ormai settantaseienne professore di Storia tornò definitivamente in Italia e riprese le sue lezioni nella città che lo aveva visto studente. Fu una grande vittoria morale. Gaetano Salvemini trascorse l'ultimo periodo della sua vita a Capo di Sorrento. Non smise mai di denunciare gli antichi mali italiani: le inefficienze, gli scandali, le tremende lungaggini di una giustizia che, per quanto democratica e repubblicana, continuava a favorire i potenti. Lamentò il fallimento della scuola pubblica, dominata dal nozionismo ed incapace di formare delle vere coscienze critiche. Quanto attuali appaiono, ancora oggi, queste amare constatazioni. Morì alle 11,30 del 6 settembre 1957. Aveva precisato più volte di aver sempre cercato di vivere secondo il precetto «Fa' quello che devi, avvenga quello che può».

dal sito L'Attualità.it periodico di approfondimento socio-culturale

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Biblioteca

La Biblioteca dell'Istituto

Biblioteca

La Biblioteca dell'Istituto Salvemini è, dal 2016, parte integrante della Biblioteca del Polo del '900.
Essa ha carattere specialistico con particolare riguardo all'ambito degli studi storico-politici contemporanei, alla storia italiana ed europea e alla storia delle dottrine e dei movimenti politici. Vi si copre un’area tematica piuttosto ampia: si spazia infatti dalla storia sociale a quella economica, da quella istituzionale al dibattito di attualità politica e culturale, dalla memorialistica alla ricerca e alla riflessione storiografica di impronta critica ed accademica.
Si è costituita a partire dal 1981 intorno ad un nucleo originario di donazioni provenienti da enti, associazioni e privati e si è successivamente arricchita sino a raggiungere l’attuale patrimonio di circa 50.000 monografie e di 1.900 raccolte di periodici nazionali e internazionali, di cui circa 200 correnti.
Vi trovano posto alcuni fondi particolari:
a. Storia del movimento operaio e socialista in Piemonte
b. Storia del movimento sindacale italiano e piemontese
c. Storia politico-sociale della Russia e dell’Urss nel ‘900 (in lingua russa)
d. Storia della Spagna contemporanea (in lingua spagnola)
e. Judaica contemporanea sulla storia dell’ebraismo, della Shoah e sullo Stato di Israele
f. Bibliografia salveminiana

Orari

La biblioteca si trova in
Via del Carmine 14 a Torino

E' aperta nei seguenti orari:
dal lunedì al venerdì, ore 10,00-19,00
giovedì, ore 14,00-19,00.
Secondo e quarto sabato del mese, ore 10,00-19,00

Contatti

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Catalogo online

Emeroteca

I periodici nell'emeroteca dell'Istituto di studi storici Gaetano Salvemini rappresentano, nelle loro caratteristiche e nelle modalità dell'acquisizione, un significativo "spaccato" della realtà culturale e organizzativa dell'Istituto.
Essi sono oggi oltre 1900, di cui circa 200 correnti, e coprono un'area tematica e geografica piuttosto ampia.
Ovviamente espressione prevalente dell'editoria periodica nazionale, l'emeroteca è tuttavia ben rappresentata anche sul versante della storia sociale e regionale. Lo stesso dicasi per la dimensione internazionale, che raduna riviste francesi e inglesi, spagnole e tedesche per lo più non presenti nelle raccolte delle biblioteche torinesi. Essa disegna cosi un quadro complesso che muove dal territorio nella sua accezione geo-culturale più ampia, per dislocarsi sulle istituzioni politiche, amministrative e sociali e spaziare poi nel più largo ambito della ricerca scaturita nei centri universitari e di cultura.
Partiti, sindacati, movimenti, istituzioni, ceti, classi, ideologie e politiche, dottrine e prassi danno vita al composito quadro della storia sociale italiana ed europea degli ultimi cento anni. Tutto ciò rende l'emeroteca del "Salvemini" particolarmente adatta ad offrire al pubblico dei ricercatori e soprattutto degli studenti uno strumento non solo di consultazione, ma anche di didattica implicita.
Del resto, la sua origine è specchio di un impegno che ha preso le mosse (e in parte tuttora vi attinge) dal contributo spontaneo di studiosi, testimoni del tempo, militanti politici e sociali che hanno affidato alla paziente opera di un servizio di pubblica lettura il segno di una continuità ideale di valori civili e culturali.

Libri e periodici doppi in scambio

Libri

Gli elenchi dei libri sono in fase di aggiornamento

Periodici

Mondoperaio - Il Ponte - Astrolabio. Problemi della vita italiana - Lavoro italiano - Studi storici - Critica Sociale - Critica marxista - Nuova Storia Contemporanea - Historia 16 - Il Mondo - Bandiera rossa - Biblioteca della Libertà - Comunità - Critica liberale - Ha Keillah - Altri periodici

Consultazione

L'accesso alla consultazione è libero, nel rispetto del regolamento interno.
La Biblioteca aderisce dal 1996 al Polo informatico piemontese del Servizio Bibliotecario Nazionale. Il catalogo è quindi consultabile online e l'utente può disporre in loco di postazioni Internet e della possibilità di connessione a banche dati nazionali e internazionali.
Consulta il regolamento.

Servizi

Prestito locale

Sono ammessi al servizio tutti gli utenti.
Per usufruirne è sufficiente compilare l’apposita scheda in distribuzione nella sala di lettura.
Il servizio è gratuito.
Possono essere prese in prestito contemporaneamente al massimo tre opere dell'Istituto Salvemini.
La durata del prestito è di un mese e può essere prorogata, previo contatto almeno telefonico, solo nel caso in cui le medesime opere non siano state richieste da altri utenti.
Sono esclusi dal prestito:
- Periodici (collocazioni Per, PRu, PEs)
- Opere in precario stato di conservazione
- Opere con collocazione: Q, R, LG, Cons
- Libri e opuscoli editi prima del 1961

Prestito interbibliotecario

Prestito in uscita:
La biblioteca può prestare le proprie opere ad altre biblioteche nazionali ed estere. La richiesta può essere inoltrata compilando il modulo online ovvero scrivendo una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il prestito ha la durata di un mese a decorrere dalla data di arrivo presso la biblioteca ricevente e può riguardare due opere al massimo, con l’esclusione delle tipologie già elencate per il prestito locale.
Essendo la nostra una biblioteca privata, non opera in regime di reciprocità gratuita, ma chiede il rimborso delle spese sostenute con accredito su Iban n. IT 98 D 02008 01058 000100929707 intestato a Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.
I volumi vengono spediti tramite posta raccomandata e se ne richiede la restituzione con lo stesso mezzo.
La biblioteca ricevente è responsabile delle opere concesse in prestito e si impegna al loro reintegro in caso di smarrimento o danneggiamento.

Prestito in entrata:
Gli utenti che accedono alla sede di via del Carmine 14 possono richiedere il prestito di opere appartenenti ad altre biblioteche, nazionali ed estere, che prevedano tale servizio.
I lettori si impegnano a rispettare le condizioni prescritte dalle biblioteche interpellate e a sostenere i relativi costi di spedizione.

Fornitura di documenti

La biblioteca fornisce copia cartacea o digitale dei propri documenti a chi ne faccia richiesta nel rispetto della normativa vigente sul diritto d’autore.
Fotocopie e scansioni digitali possono essere richiesti compilando il modulo online ovvero scrivendo una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sono esclusi dalla fotocopiatura:
- volumi di formato superiore allo specchio della fotocopiatrice (45 x 30 cm.)
- documenti in precario stato di conservazione
Gli utenti possono eseguire fotografie con propria attrezzatura, nel rispetto della normativa vigente sul diritto d’autore.

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Archivio

L'Archivio dell'Istituto

L'Archivio

L'Istituto persegue finalità di archivio storico conservando la documentazione relativa ad alcuni movimenti politici e sociali piemontesi, con annesse una fototeca, una manifestoteca e un fondo di testimonianze orali sulla vita sociale e politica del secondo dopoguerra.

Sin dalla sua fondazione nel 1977 l'Istituto Salvemini si è posto l'obiettivo di salvaguardare una parte del patrimonio storico e documentario di natura politica e sociale esistente sul territorio piemontese. Si trattava di un insieme di carte disperse in archivi pubblici e soprattutto privati, raramente ordinate e tanto meno consultabili, minacciate in misura crescente da una definitiva dispersione prossima alla scomparsa e alla irreperibilità, legate anche a testimonianze orali sempre più aleatorie e inesorabilmente sempre più rare.
Si è dato quindi vita ad un'ampia sezione archivistica dove sono confluiti in questi decenni documenti e carte d'archivio versati a più riprese da una pluralità di soggetti istituzionali e di privati, con l'obiettivo di recuperare quanto più possibile parti di quel patrimonio, nella consapevolezza che solo in tal modo si sarebbe potuto garantire la conservazione di una memoria storica preziosa per l'identità civile e sociale della nostra regione.
La documentazione acquisita è stata in gran parte ordinata, catalogata e resa consultabile su supporto informatico. Essa si caratterizza secondo alcuni filoni specifici.

Orari

L'archivio si trova in
Via del Carmine 14 a Torino
e è aperto nei seguenti orari:

dal lunedì al venerdì, ore 10,00-19,00
giovedì, ore 13,30-19.
Secondo e quarto sabato del mese, ore 15,00-19,00
Seconda e quarta domenica del mese, ore 10,00-14,00

Contatti

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Catalogo online

Elenco Fondi

I fondi sindacali

Conservano principalmente la documentazione della Uil Piemonte nelle sue diverse provenienze territoriali e di categoria, oltre ad alcuni fondi personali, a partire dalla fondazione nel 1950, ma con particolare riguardo al periodo dal 1960 ad oggi.

I fondi politici

Comprendono la documentazione organizzativa interna, la corrispondenza, il dibattito politico e congressuale, l'attività amministrativa, il materiale propagandistico e informativo della Federazione di Torino del Psi dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, anche nelle sue articolazioni territoriali. Allo stesso arco di tempo risale la documentazione concernente movimenti e partiti di area democratica e di estrema sinistra.
Vi si annoverano inoltre numerosi archivi privati di personalità politiche regionali o di semplici militanti in vari partiti e movimenti.

I fondi di associazioni

Vi trovano posto le carte di alcune realtà dell'associazionismo democratico del dopoguerra, come la Fnism Federazione nazionale insegnanti, il Club Turati di Torino, l'Associazione Partigiani Matteotti del Piemonte e, più recentemente, l'Associazione Radicale Adelaide Aglietta.

Altri fondi

Conservano principalmente la documentazione della Uil Piemonte nelle sue diverse provenienze territoriali e di categoria, oltre ad alcuni fondi personali, a partire dalla fondazione nel 1950, ma con particolare riguardo al periodo dal 1960 ad oggi.

Nastroteca

L’archivio audiovisivo è composto da 216 audiocassette, di cui 121 conservano la registrazione di interviste ad altrettante donne impegnate nelle professioni imprenditoriali, mediche, legali e in attività politiche. Rappresentano il frutto di ricerche patrocinate dall’Istituto negli anni 2000-2005 svolte sul territorio regionale. Le restanti costituiscono un fondo eterogeneo di registrazioni di manifestazioni politiche e culturali degli anni ottanta e novanta.
L’archivio audiovisivo conserva inoltre 50 cassette VHS riguardanti manifestazioni politiche e sindacali degli anni ottanta e novanta e 35 bobine di nastro magnetico contenenti le registrazioni sonore di congressi e convegni politici e sindacali degli anni settanta e ottanta tenutisi a Torino e a Biella. Tale materiale è stato acquisito insieme ai fondi archivistici della Uil Piemonte e della Federazione provinciale torinese del Psi, nonché della sezione di Biella del Psi. Il materiale è in attesa di catalogazione.

Fototeca

L’archivio fotografico è composto da circa 3.700 fotografie, in gran parte inerenti ai fondi della Uil Piemonte e della Federazione provinciale del Psi a Torino oltre che a fondi personali (Giuseppe Romita, Vera Pagella) e a donazioni isolate. L’archivio è tuttora in fase di riordino e verrà catalogato con Guarini Patrimonio, digitalizzato e riversato nella Fototeca regionale.
Il materiale in esso raccolto percorre un arco cronologico molto esteso, dagli anni dieci del Novecento al primo decennio del XXI secolo, e offre una documentazione iconografica piuttosto sfaccettata: i fondi sindacale e politico riuniscono immagini di convegni nazionali e internazionali, di elezioni di commissioni interne di fabbrica, di comizi, di attività di proselitismo e formazione, di iniziative di solidarietà, cortei e manifestazioni, di celebrazioni di anniversari storici, e, non ultime, di note di costume e cultura.

Manifestoteca

Il fondo manifesti politici e sindacali è costituito da una raccolta di circa 1.700 manifesti, provenienti rispettivamente dalla Federazione provinciale torinese del Partito socialista italiano e dall’Unione regionale piemontese del sindacato Uil. Si tratta prevalentemente di manifesti di grande formato (cm 100x70), editi sia a livello nazionale che locale, ascrivibili ad un periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni novanta.
Questo materiale riveste un notevole interesse storico e non è privo di rilievo estetico: ne sia esempio la serie di manifesti ideati da Ettore Vitale, il grafico che curò a partire dagli anni settanta l’immagine coordinata del Partito socialista, coniugando un rigoroso ordine tipografico con immagini di estrema concentrazione simbolica, in un linguaggio rimasto esemplare per immediatezza ed efficacia comunicativa. Il fondo è stato in buona parte (1.312 manifesti) catalogato negli anni 2003-2005 mediante il software Guarini Patrimonio e reso disponibile alla consultazione. È in corso la digitalizzazione che ne permetterà il riversamento on-line nella Fototeca regionale.

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Partners

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