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I confini della disobbedienza

Lunedì 6 maggio 2019, h 15.00 – 19.00
Polo del Novecento, sala Didattica, via del Carmine 14, Torino

Perché opporsi a condizioni e a leggi ingiuste? Guerra ai diritti fondamentali e crimini contro l'umanità. Disobbedienti, perché e come. Gli strumenti legali per difendere i disobbedienti

Programma

Ore 15.00 - 18.50 presso il Polo del '900

Saluti e apertura dei lavori (h 15.00): Marco Brunazzi, Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini
Perché opporsi a condizioni e leggi ingiuste (h 15.10 – 16.00)

La prospettiva etica
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano (in collegamento video)
Enrico Peyretti, studioso, scrittore e pacifista, Centro Studi Sereno Regis di Torino

La prospettiva sociologica
Dario Padovan, sociologo, studioso di crisi e transizione socio-ambientale

Guerra ai diritti fondamentali e crimini contro l'umanità (h 16.00 – 16.40)
Alessandro Dal Lago, sociologo, editorialista, studioso di immigrazione e rifugiati
Domenico Quirico, giornalista, scrittore, esperto di questioni africane e mediorientali

Disobbedienti, perché e come (h 16.40 – 18.00)
Un/una esponente del mondo solidale attivo/a nel sostegno ai migranti
Maurizio Pagliassotti, giornalista, scrittore, analista del fenomeno migratorio attraverso la valle Susa
Alessandra Sciurba, coordinatrice del Legal Team del progetto Mediterranea Saving Humans e Giuseppe Caccia, capo missione della nave Mare Jonio operativa nel Mediterraneo centrale (in collegamento video)
Daniele Gaglianone, regista del film 'Dove bisogna stare' premiato al TorinoFilmFestival 2018, che ha documentato l'attività di quattro 'disobbedienti' italiane.

Gli strumenti legali per difendere i disobbedienti (h 18.00 – 18.20)
Gianluca Vitale, avvocato, ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione), Co-presidente del Legal Team Italia di AED-EDL (Avocats Européens Ddémocrates- European Democratic Lawyers)

Domande e commenti del pubblico (h 18.20 – 18.50)

Conclusioni: Angela Dogliotti, Presidente del Centro Studi Sereno Regis
Modera: Elisabetta Forni

Ore 19.30 - 22.30 presso il Centro Studi Sereno Regis, sala Poli, via Garibaldi 13, Torino

h 19.30 | Buffet benefit a cura delle Incursioni Saporite e, eccellenti cuoche e appassionate paladine dei diritti fondamentali. La prenotazione per il buffet, obbligatoria e fino ad esaurimento posti, va fatta semplicemente registrandosi al seguente link: http://bit.ly/2UXdwKl
I proventi delle donazioni liberamente fatte da commensali e spettatori del film andranno a sostenere l'attività di Mediterranea Saving Humans

h 20.30 | Proiezione del film Libre (Libero) di Michel Toesca, Francia, 2018. Distribuzione: I Wonder Pictures. Durata: 100'

Val Roia. Un pezzo di terra di 59 km diviso tra l’Italia e la Francia, l’ultima frontiera dopo Ventimiglia, un posto perso in mezzo alle Alpi Marittime che è anche indefinibile, in quanto non appartiene del tutto a nessun paese. Una terra di transito, che si espande in quanto non ha un’identità chiara ma è anche un luogo fermo, dove si svolge Libero – Fuori concorso a Cannes 71 – la storia che il documentarista francese Michel Toesca sente l’urgenza di raccontare. È lì che abita l’eroe della favola, Cédric Herrou, un contadino che da anni offre ospitalità e assistenza a tutti i giovani e le famiglie che restano bloccati sul confine. Cédric ha deciso di portare avanti la sua lotta senza sosta né paura, convinto che la giustizia si trovi proprio fuori, nel vuoto tra realtà, pezzi di carta e libri di diritto, nella costruzione umana e organica della realtà, nella voce delle persone che sperimentano quotidianamente quello che la giustizia non riesce a raggiungere.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Iniziativa organizzata da di Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini, Centro Studi Sereno Regis, ASGI, con la collaborazione di Incursioni Saporite

Crediti foto: The Independent

I confini della disobbedienza

Una riflessione sul significato attuale dei confini si impone con urgenza nell'analisi dei fenomeni che storicamente costruiscono i caratteri e le dinamiche territoriali oggi sottoposte alla pressione dei sovranismi. Lo sappiamo bene qui in Piemonte, dai cui numerosi valichi transfrontalieri sono transitate da secoli popolazioni erranti, in cerca di lavoro stagionale, di occasioni di commercio o di indulgenze nei santuari mete di pellegrinaggio o in cerca di salvezza dalle persecuzioni religiose.I confini come vitale e vivace spazio di connessione, dunque. Confini come lento transitare, incontrarsi, mescolarsi di gusti, idee, lingue, da una parte all'altra, nonostante la variabilità delle frontiere, spesso contese palmo a palmo con le armi e il sangue. E da quei sentieri di montagna sono transitati anche tanti italiani che nel secondo dopoguerra scappavano dalla povertà senza documenti né permessi di soggiorno, attraversando pericolosamente a piedi nella neve la frontiera italo-francese, come raccontato così drammaticamente da Pietro Germi nel film 'Il cammino della speranza' vincitore nel 1951 dell'Orso d'Argento a Berlino. La grande valenza morale di quel film sta nel gesto di 'disobbedienza' dei gendarmi francesi che fingono di non vedere gli italiani per lasciarli passare.Intendiamo affrontare la situazione attuale focalizzandoci sui confini tra obbedienza e disobbedienza, considerando il mare Mediterraneo e l'arco Alpino come lo spazio nel quale si gioca una grossa parte dello scontro morale, legale, antropologico, socio-politico oggi in atto.Nella montagna contemporanea, sono ora i migranti/rifugiati in fuga dall'Africa e dal Medio Oriente (e dall'Italia) ad affrontare i medesimi sentieri per passare in Francia e ad essere respinti dalle gendarmerie di frontiera, mentre sono invece aiutati da coraggiosi volontari italiani e francesi che, pur rischiando severe pene, non si tirano indietro.Nel mare Mediterraneo sono anche tanti coloro che non si tirano indietro, cittadini italiani e volontari delle ONG, nel soccorrere i naufraghi, abbandonati in quello spazio d'acqua di millenario incontro e scambio tra culture e ora divenuto la tomba di migliaia di esseri umani in fuga dai loro Paesi e da quel grande lager che è diventata la Libia.Caso esemplare, in questo senso, la ONG Mediterranea Saving Humans (mediterranearescue.org), il cui obiettivo principale è “essere dove bisogna essere, testimoniare e denunciare ciò che accade e, se necessario, soccorrere chiunque rischi di morire nel Mediterraneo Centrale, come impongono tutte le norme vigenti” per rispondere alla mission di compiere “un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile” (https://www.produzionidalbasso.com/project/mediterranea-saving-humans/).Tutti questi esseri umani sono vittime, come li definisce Luigi Ferrajoli, di “crimini di sistema: aggressioni e violazioni dei diritti umani messe in atto dall'esercizio incontrollato dei poteri globali – politici, economici, finanziari”.Contro questi crimini si sono mossi anche alcuni coraggiosi Sindaci, da Briançon a Riace che, per rendere possibili politiche di accoglienza più umane ed efficaci, si sono esposti con atti che qualcuno chiama, appunto, 'disobbedienza morale' e 'obbedienza civile'.Il seminario intende avvicinarci, direttamente o indirettamente, ai protagonisti di questa tragedia e ad alcuni dei loro 'soccorritori'. Inoltre, si propone di approfondire da un punto di vista sociologico la riflessione sulla complessità attuale delle migrazioni e sulla 'costruzione sociale del nemico che ci viene quotidianamente proposta/imposta. Infine, sollecita studiosi e partecipanti a riflettere su principii e pratiche della disobbedienza, nei suoi aspetti etici e giuridici.Come ha detto la diciottenne Lena, volontaria della ONG Mape Monde di Briançon “se non diamo il nostro contributo siamo colpevoli del reato di omissione di soccorso a persone in pericolo. Se diamo una mano, del reato di solidarietà. Io ho scelto il mio reato” (meltingpot.org).
Quale la nostra scelta?

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