Attività e Ricerca

Le nostre attività

L’Istituto Salvemini promuove e organizza attività di ricerca, di documentazione e di divulgazione nel campo degli studi di storia contemporanea italiana ed internazionale. Nato nel 1977 seguendo l’ispirazione di alcuni grandi storici quali Giorgio Spini, Massimo Salvadori e Franco Venturi, nel 1981 assunse l’attuale denominazione e da allora è presieduto dal prof. Valerio Castronovo. Nello stesso anno prese corpo la biblioteca specialistica e iniziarono le acquisizioni archivistiche. Il patrimonio dispone ora di oltre 50.000 volumi e di 3.700 raccolte di periodici, nonché di un archivio sui movimenti politici e sociali in Piemonte nel ‘900, la cui rilevanza è stata riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali.
Nel corso dei decenni è stata promossa un’intensa attività di ricerca che ha alimentato tre collane editoriali e numerose altre pubblicazioni. A partire dal 1992 l’Istituto pubblica, nell’ambito dei suoi studi di storia internazionale, la rivista “Spagna contemporanea. Semestrale di storia, cultura e bibliografia”, espressione dell’ispanismo storiografico italiano. Molto attivo anche nell’ambito della formazione didattica, ha collaborato fin dal 1990 con il Centro Servizi Didattici della Provincia di Torino e organizzato, dal 2011, le “Olimpiadi di Storia” in collaborazione con il Miur e altri enti ed istituzioni scolastiche.

Richerche in corso

Progetto di ricerca 'La rappresentazione del lavoro delle donne nel cinema muto italiano'.

Durante la seconda rivoluzione industriale l'affermazione del cinema come medium di massa e del lavoro femminile pagato fuori casa sono due caratteristiche della società occidentale moderna. L'urbanizzazione contribuisce all'erosione delle costruzioni sociali del maschile e del femminile permettendo a molte donne di accedere a un livello di istruzione superiore, a nuove mansioni lavorative e, quindi, a una maggiore autonomia e a un nuovo status sociale. Le mutazioni della modernità per le donne vengono riassunte nella figura della Donna Nuova, codificazione di genere attraverso cui le donne desiderano un riconoscimento diverso da quello attribuito dai ruoli femminili tradizionali di moglie e di madre. La Donna Nuova costruisce nuove relazioni con il tempo libero e il piacere. E il cinema diventa luogo di negoziazione immaginaria tra la tradizione e i comportamenti moderni. Le Dive costruiscono identità sociali alternative per le spettatrici, incoraggiando o inventando nuovi bisogni e desideri.
Applicando i risultati degli studi sulla divisione sessuale del lavoro al cinema muto italiano, in questa ricerca si vogliono indagare i messaggi veicolati dalle pellicole rispetto al rapporto tra donne e lavoro in un periodo di forte mutamento (e di forti ostacoli al mutamento) della condizione sociale femminile (rivendicazione dei diritti sociali, civili e politici, aumento delle opportunità lavorative causa impegno degli uomini nelle trincee).
Le trasformazioni prodotte dalla prima guerra mondiale vengono inserite nelle pellicole italiane? La produzione cinematografica può essere considerata opera d'arte di contenuto sociale? Quale ruolo riveste il lavoro femminile all'interno delle pellicole cinematografiche dell'epoca?

Il progetto

Obiettivi della ricerca
Con questo progetto si vuole proporre un'indagine sulla rappresentazione delle donne che lavoravano nel cinema muto italiano su due livelli:
1. la rappresentazione del lavoro nelle pellicole (fiction e documentari).
2. i diversi status di lavoratrice nella filiera cinematografica italiana.

Stato dell'arte relativo alla tematica oggetto del progetto
Per quanto riguarda l'apporto femminile alla produzione cinematografica italiana gli studi si sono concentrati sulla ricostruzione delle biografie delle dive più famose viste, quasi sempre, attraverso lo stereotipo di vamp e donne fatali. Negli ultimi anni qualcosa è iniziato a cambiare, grazie soprattutto al progetto internazionale Women Films Pioneers, nato nel 1993 grazie alla professoressa Jaine Gaines della Columbia University, che ha tra i suoi scopi la creazione di un repertorio biografico delle pioniere del cinema mondiale. Uno degli elementi fondamentali di questo progetto è la volontà di inserirsi in un quadro di storia sociale, studiando le condizioni materiali del lavoro dei primi decenni del XX secolo, il sistema di relazioni entro cui esso si è svolto e le dinamiche di potere nei luoghi della produzione. Fin dalla nascita, infatti, il cinema rappresenta una sfera pubblica alternativa per cineaste e spettatrici e quindi un'opportunità per gli studiosi e le studiose di investigare le traiettorie del professionismo femminile di inizio Novecento.

Sviluppi futuri del progetto Il progetto può essere sviluppato sia sincronicamente, mettendo a confronto i risultati della ricerca con la rappresentazione del lavoro delle donne in altre cinematografie (europee, per esempio in Spagna e in Polonia ed extraeuropee, attraverso il circuito internazionale Women and the Silent Screen e il progetto Women Film Pioneers della Columbia University) sia diacronicamente, proseguendo lo studio a partire dagli inizi degli anni Trenta del Novecento fino ai giorni nostri.

Fonti
Data la novità del tema si è pensato di elencare una serie di fonti, non esaustiva, in cui sarà possibile recuperare informazioni utili alla ricerca. Innanzitutto film di finzione e film dal vero prodotti in Italia nel periodo che va dal 1913 al 1919 ossia quando il sistema produttivo del periodo del muto è al culmine della produzione (lungometraggio, divismo, affermazione del cinema come mass medium). Vista la scarsità di fonti primarie grande attenzione sarà data alle fotografie di scena e ai materiali di promozione dei film. Saranno poi indagate le fonti di secondo livello sono rappresentate da: riviste di settore; riviste d'arte; riviste satiriche; quotidiani; giornali femminili; recensioni e cronache delle proiezioni; contratti cinematografici. Particolare attenzione verrà accordata alle interviste, alle biografie e alle autobiografie scritte dei/delle protagonisti/e del cinema muto italiano e ai materiali presenti nei fondi archivistici a loro intitolati. Infine verrà presa in considerazione la letteratura critica: opere generali sulla storia del cinema muto italiano, storie locali, dibattiti culturali e sociali sul ruolo del cinema nella formazione dell'immaginario, letteratura esistente sul ruolo e la funzione del lavoro delle donne prima, durante e dopo la prima guerra mondiale in Italia.

Collaborazioni ipotizzate
Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Adriana Prolo, Archivio cinematografico Luce, Cineteca del Friuli, Cineteca Comunale di Bologna, Fondazione Cineteca Italiana, Cineteca Nazionale, Archivio Nazionale Cinema d'Impresa, European Film Gateway, blog Sempreinpenombra, Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell'Impresa e dei Diritti Sociali (ISMEL), Women Film Pioneers, Columbia University, Women and the Silent Screen, Fondazione Ansaldo, Fondazione Dalmine, Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda (AIDDA), APID Imprenditorialità Donna, Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (FIDAPA), Fondazione Marisa Bellisario, Fondazione Famiglia Piacenza, Fondazione Zegna, Associazione Archivio Storico Olivetti, Università degli Studi di Torino.

Iniziative a corredo
A corredo della ricerca sulla rappresentazione del lavoro delle donne nel cinema muto italiano si è pensato di creare una serie di incontri a partire dai materiali recuperati in fase di ricognizione. In particolar modo si è pensato a:
- proiezioni di film e documentari provenienti da cineteche e archivi
- creazione di documentari e narrazioni drammaturgiche ex novo
Questi eventi saranno caratterizzati dall'incontro tra arti diverse (cinema, teatro, musica,...) e dalla possibilità di nuove sperimentazioni di sonorizzazione delle pellicole.

Direzione scientifica
Emiliana Losma

Progetto di ricerca 'L'Italia e il sindacato libero polacco. Storia del Comitato di solidarietà con Solidarność'.

L'Istituto Salvemini da tempo ha avviato una serie di ricerche, convegni e pubblicazioni dedicati alla storia dei Paesi dell'Est Europa, attraverso due progetti pluriennali, il primo Polonia tra passato e futuro (2002-2004) e il secondo Est Europa. Città che cambiano, culture che mutano (2007-2009). La ricerca intende porsi in tale solco di indagini e proseguire il progetto avviato con il seminario organizzato a fine 2009 a Torino alla presenza del leader storico del sindacato libero polacco Lech Wałęsa e dei principali protagonisti italiani e polacchi del Comitato Aiuti alla Polonia e del Comitato di Solidarietà con Solidarność. Si tratta di esaminare le concrete iniziative di solidarietà che i sindacati torinesi con la Comunità Polacca di Torino e con gli enti locali e alcune associazioni del volontariato cattolico misero in atto d'intesa con le istanze.

Il progetto

Il progetto si sviluppa attraverso:

- La ricerca presso alcuni archivi di documenti importanti e quasi sempre inediti, utili per la comprensione di un periodo storico complesso, in cui le consuete relazioni internazionali fra sindacati e partiti politici assunsero nuove strade e strategie. Se fin da subito il sindacato e i movimenti di ispirazione cattolica sostennero con iniziative solidali il sindacato polacco di Solidarność, altre realtà sindacali e politiche espressero iniziali riserve che si dissiparono via via che la conoscenza dell’operato di Solidarność si faceva più evidente, soprattutto nel suo ruolo di difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.
- La ricostruzione del dibattito che l’esperienza di Solidarność innescò all’interno delle istanze politiche e sindacali italiane attraverso un’ampia ricognizione delle fonti giornalistiche disponibili, riportando così alla memoria avvenimenti che sinora non hanno trovato adeguata valorizzazione storiografica, ma che hanno segnato un momento particolarmente intenso di confronto fra le varie centrali sindacali italiane sullo sfondo della politica internazionale delle rispettive aree politiche di riferimento.
- La raccolta di testimonianze orali di quanti hanno contribuito all’attività del Comitato o ne hanno conservato memoria storica.
- L'elaborazione e pubblicazione dei risultati della ricerca.

Progetto di ricerca sulla storia della Uil in Piemonte (1950-1984)

Gli studi sulla storia del movimento operaio e sindacale italiano hanno attraversato diverse stagioni negli ultimi decenni, in buona misura parallele all’ubicazione delle organizzazioni sindacali nella società e nella politica, così, dalle storie “generaliste”, che tendevano ad incentrarsi sull’azione dei gruppi dirigenti dei sindacati nell’ambito della politica e dei partiti politici di riferimento, si passava a una storiografia “operaista” e militante, nella quale il perimetro delle organizzazioni sindacali veniva scavalcato dall’ambito della classe. I limiti della storiografia operaista, insieme alla perdita di protagonismo delle organizzazioni operaie, portavano tuttavia a un suo progressivo declino, mentre dagli anni novanta del secolo scorso si sono affacciati nuovi modelli interpretativi sulla storia del movimento sindacale. In essi, i sindacati diventano protagonisti della loro storia, mentre insieme alle vicende della “diplomazia sindacale” ci sono rilevanti spazi dedicati ad aspetti come l’organizzazione o la contrattazione collettiva, configurando la possibilità di fare una “storia sindacale” delle organizzazioni stesse.

Il progetto

Una “storia sindacale” dei sindacati, quindi, fatta soprattutto attraverso le numerosissime fonti prodotte dalle organizzazioni. Tali modelli, legati anche a una maggior accessibilità alle stesse fonti e a un rinnovato impegno verso il loro utilizzo, hanno portato all’identificazione di percorsi comuni di ricerca, coinvolgendo soprattutto gli studi sulla storia della CISL e della CGIL.
Nel caso della storiografia sulla UIL, invece, sono rimasti ancora lungamente prevalenti gli studi focalizzati sulle vicende politiche, non di rado legate a un carattere memorialistico e/o biografico dei suoi dirigenti, il cui indubbio interesse lascia comunque aperte molte questioni sulla storia della confederazione. Si tratta di argomenti importanti, non solo per l’approfondimento sulla storia di un’organizzazione sindacale ancora piuttosto sconosciuta dal punto di vista scientifico com’è la UIL, ma anche per completare il quadro del movimento sindacale italiano nell’Italia repubblicana, che altrimenti rischia di essere eccessivamente schiacciato sulle prospettive delle due maggiori confederazioni sindacali. Un esempio rilevante in questo senso è quello dell’impostazione della UIL verso la rappresentanza sindacale nelle aziende nel dopoguerra, il cui carattere piuttosto originale e spesso in controtendenza rispetto alle posizioni della CISL e della UIL, rende il suo approfondimento certamente necessario.
Altrettanto importanti sono gli studi sull’attività e sulla consistenza della UIL in alcune categorie e zone del paese, veri e propri punti nevralgici per la definizione delle dinamiche del movimento sindacale. Naturalmente, il Piemonte costituisce, per la sua struttura industriale e sociale, un punto nodale del movimento operaio e sindacale italiano, ma lo è anche in particolare per la storia della UIL, poiché nella regione si concentrano alcuni settori fondamentali, come il metalmeccanico, ed esperienze di azienda, come la FIAT ma anche l’Olivetti, che hanno segnato la storia delle relazioni industriali italiane e, per quanto riguarda la storia della UIL, hanno concentrato buona parte dei suoi sforzi per costituire l’identità di un’organizzazione sindacale diversa e alternativa alla CGIL e alla CISL.
Le caratteristiche specifiche della documentazione conservata appartenente alla UIL in Piemonte rendono ulteriormente significativo lo studio del caso, giacché i fondi presentano una consistente quantità di documenti corrispondenti agli anni cinquanta e sessanta, che possono contribuire a coprire il vero e proprio vuoto documentario esistente nell’archivio confederale della UIL in questo periodo.
La storia della UIL in Piemonte sarà articolata su una base cronologica, a partire di periodi che corrispondono alla sua storia dal punto di vista sindacale, quindi non necessariamente coincidenti con quelli della confederazione a livello nazionale o del movimento sindacale italiano in genere, e tantomeno alle vicende del contesto politico. Un primo approccio ha permesso l’individuazione di tre grandi fasi, suscettibili di essere modificate e/o suddivise ulteriormente man mano vadano avanti le ricerche.
- Dalla nascita della UIL ai fatti di Piazza Statuto (1950-1962)
- “L’età del sindacato” in Piemonte (1962-1975)
- La rottura dell’unità nella crisi del movimento sindacale (1975-1984)

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