Nato a Molfetta nel 1873, laureato in lettere, Gaetano Salvemini aderì quando era ancora molto giovane al Partito socialista. Già nel 1911 uscì dal Psi e fondò con A. De Viti De Marco il settimanale «L’Unità» per continuare la battaglia antiprotezionistica e la denuncia del “corporativismo” del riformismo socialista. Nel 1919 fu eletto deputato e fin dai primi tempi si oppose al disegno politico di Mussolini. Nel 1925, insieme ai fratelli Rosselli, fondò il «Non mollare», il primo giornale clandestino antifascista.
Dopo un arresto da parte della polizia fascista, si rifugiò in Francia dove partecipò alla nascita del Movimento «Giustizia e libertà». Nel 1934 emigrò negli Stati Uniti dove insegnò nella prestigiosa Università di Harvard.
Tornò in Italia nel 1947 e per dieci anni proseguì le sue battaglie politiche e civili a favore della laicità dello Stato. Morì a Sorrento il 6 settembre 1957.
Gli scritti
La maggior parte degli scritti di Gaetano Salvemini ruotano intorno all’attualità politica e all’impegno civile. Con Il Ministro della malavita (1909) sferra un duro attacco a Giolitti e alla sua politica nei confronti del Mezzogiorno. Durante l’esilio americano la sua produzione fu soprattutto dedicata alla difficile situazione in Italia, in particolare si ricordano La dittatura fascista in Italia (1928) e Sotto la scure del fascismo (1936). Nel dopoguerra si occupa dei problemi del Mezzogiorno e del socialismo, redige il suo testamento spirituale Memorie di un fuoruscito, pubblicato nel 1960. Di grande interessi sono i suo carteggi, quello molto corposo con Ernesto Rossi e quelli con altri esponenti della vita politica, durante e dopo il fascismo
